Departure Ave

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I Departure Ave nascono a Roma nell’estate del 2012, uscendo dopo solo sei mesi con l’album d’esordio “All the Sunset in a Cup”. L’album, autoprodotto, ha ricevuto da subito ottime recensioni ed ha creato interesse attorno alla band. Il video del singolo 27/B esce in anteprima per Rolling Stone. Immediatamente dopo l’uscita del disco comincia la collaborazione con Bomba Dischi, etichetta discografica per cui esce Yarn. Il gruppo sceglie nuovamente l’isolamento per la composizione del nuovo album, lavorando autonomamente su registrazioni e missaggi. Il primo singolo dell’album è Miles D., brano arricchito dalla preziosa collaborazione con il sassofonista Raffaele Casarano.

Andrea Coclite: chitarra
Giulio Bodini: basso, cori
Lorenzo Autorino: voce, tastiera, clarinetto
Luigi Costanzo: batteria

yarn - cover

Yarn è il secondo album dei romani Departure Ave, a due anni di distanza dal disco d’esordio All the Sunset in a Cup. Tutti i brani sono stati composti e registrati in un casolare immerso nella campagna umbra, vicino Todi, congelando l’unicità del momento compositivo e conservando la spontaneità dell’ispirazione artistica.

Cosi è nato Yarn, un disco rock, obliquo e visivo, colorato di jazz ma anche di altre tinte ed evocazioni che richiamano all’elettronica e al reggae.

Il disco è una raccolta di dodici fiabe, ambientate tutte in posti diversi, ma tutte legate dallo stesso luogo di concepimento. La splendida illustrazione in copertina è un dettaglio di un’opera di Kay Nielsen, celebre artista danese vissuto a cavallo fra Ottocento e Novecento.

Yarn vede lo speciale contributo del sassofonista Raffaele Casarano nel brano apripista del disco Miles D.

TRACKLIST

  1. Saudade
  2. Nancy S.
  3. Everyday
  4. Miles D.
  5. Tokyo Blues
  6. Nyabinghi
  7. Endo
  8. Leftlover
  9. Listen
  10. All he could hear
  11. Hollow Box
  12. Worship

DEPARTURE AVE RACCONTANO YARN

L’album si apre con la malinconica “Saudade”. Il clarinetto trascina il brano in un lento corteggiamento, che acquista un’estenuante tensione nelle frasi armonizzate del finale latineggiante.

“Nancy S.” prende vita da un ostinato, salvo poi accogliere suggestioni anni 60 e noir che potrebbero ricordare alcune soluzioni care ai Portishead di “Dummy”

Lo straniante rock di “Everyday”, su cui si posa una voce rassegnata, è rimesso in discussione da un finale quasi scherzoso. “Miles D.”, brano che affronta con distaccata ironia il tema della pigrizia, riconferma le influenze jazz che si erano già

intraviste nell’album d’esordio avvalendosi del magnifico sax di Raffaele Casarano, jazzista che fra gli altri ha collaborato con Paolo Fresu, Buena Vista Social Club, Eddy

Palermo. “Tokyo Blues” è una canzone d’amore metropolitano, ispirata alle atmosfere del romanzo di Murakami, “Norwegian Wood”. “Nyabinghi” si pone quasi

come cesura all’interno del disco. E’ un raggae psichedelico attraversato da frasi jazzy, un esperimento di improvvisazione eseguito subito dopo l’ascolto del capolavoro “Peace and Love” di Dadawah.

Riporta il disco su terreni più familiari “Endo”, pezzo che fa incontrare i Byrds e i Belle and Sebastian, uno dei brani più pop del disco.

“Leftlover” si regge su un ostinato periodo ritmico, su cui synth e chitarra tessono suggestioni che guardano a quelle di alcuni lavori di Battisti. Uno degli ultimi brani composti dalla band e “Listen”, esaltato dai silenzi musicali concessi fra i fraseggi di tastiera e chitarra. L’inquieta “All he could hear”, composta in una tetra mattina primaverile, rispecchia l’animo della band al momento dell’incisione del brano.

Si può sentire l’influenza di Burt Bacharach in “Hollow Box”, primo brano scritto e inciso dalla band per questo album. A chiudere il disco c’è “Worship”, pezzo che torna sulle atmosfere di seducente malinconia che pervadono Yarn. Il suo incedere ipnotico e minimale fa il paio con i pezzo d’apertura, chiudendo coerentemente la raccolta di brani.